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Ecco i progetti vincitori del concorso organizzato da Casaidea, la 35esima mostra dell'abitare in collaborazione con l’Ordine degli Architetti PPC di Roma e Provincia e il sito Casa&Design (repubblica.it) |
Donna, napoletana, laureata presso l’Università Federico II di Napoli con una tesi sul recupero di un tratto costiero della sua terra natia: è Paola Sola la prima classificata di 80 Voglia di casa, concorso organizzato da Casaidea in collaborazione con l’Ordine degli Architetti PPC di Roma e Provincia e il nostro sito Casa&Design, la cui premiazione è avvenuta venerdì 13 febbraio alle ore 18 in occasione di Casaidea, mostra dell'abitare.
L’obiettivo del bando era soddisfare al meglio le emergenti esigenze del vivere quotidiano, attraverso realizzazioni o ristrutturazioni, arredi di una casa o di una parte di essa di dimensioni variabili da 0 a 80 metri quadrati, affrontando anche il tema dell’autosufficienza e del risparmio energetico. Lei, l’architetto napoletano, è riuscita a soddisfare tutti i criteri del concorso, grazie alla presentazione di una casa studio, situata nel centro prestigioso della città, nata dalla ristrutturazione di un ex deposito seminterrato di circa 55 metri quadrati su un unico piano ma con un'altezza sopplacabile.
Un gioco di volumi, grazie alla sapiente organizzazione degli spazi, mai interrotti: la casa studio è concepita come un open space senza pareti di separazione, fatta eccezione per i servizi, su diversi livelli sfalzati che separano le diverse funzioni.
Dall'antico cortile dell'edificio, si accede al pianerotto d'ingresso (livello 0), che introduce al livello - 2 adibito a luogo co mune per collaboratori e ospiti, dove è collocata anche la cucina e il guardaroba; al livello -1 dove si trovano i bagni e infine al livello +1, cioè l'area soppalcata dove, separata da una passerella, si trova l'area privata.
Un progetto di recupero a 360 gradi, premiato per «la brillante soluzione di uno spazio sapientemente utilizzato, rappresentato e realizzato con l'uso della passerella come elemento ordinatore» dichiara la giuria composta dall'architetto Susanna Nobili e l'architetto Andrea Mazzoli, direttore artistico della manifestazione, dal dottor Aurelio Magistà responsabile di Casa&Design sito partner dell'evento, dal Preside della Facoltà di Architettura Valle Giulia di Roma, professore e architetto Benedetto Todaro, dal Presidente e dal Vice Presidente dell'ADI, gli architetti Stefano Salvi e Stefania Bedoni, dal Presidente di Zètema dottore Francesco Marcolini, la quale, tra i 150 progetti pervenuti, ha selezionato i seguenti progetti vincitori: oltre al primo premio, che consiste in un biglietto aereo e soggiorno per due persone a New York in occasione dell’ICFF (16-19 maggio 2009) assegnato all’architetto Paola Sola per la Casa studio, anche un secondo premio e tre menzioni speciali: una targa per il secondo classificato, l’architetto Maria Antonia Fischetti e Caterina Spadafora con il progetto Ritmo di nave «per l'ottima capacità di gestire uno spazio così angusto con un linguaggio moderno all'interno di un volume tradizionale»: un’abitazione di 30 metri quadrati, organizzata su più livelli, ideale per un single che ama ospitare amici.
Essenziale e minimal, caratterizzata da volumi con volte a botte, pavimento in cemento trattato a cera, faretti da incasso e una scala elicoidale autoportante che collega la zona living al soppalco, quest’ultimo destinato al pernottamento degli ospiti.
Per le menzioni: una a teep - architetti Fabrizio Toppetti, Filippo Egidi e paralleli con il progetto Ristrutturazione di un sottotetto ad uso abitativo «per il dialogo tra l'architettura contemporanea e uno spazio preesistente fortemente connotato»: situato in via dei Cerchi a Roma, il sottotetto è stato trasformato da edificio abbandonato in casa per una famiglia di tre persone, in cui primeggia la zona living, una zona pranzo sulla doppia altezza e un secondo livello dedicato alle camere.
Altra menzione per Casa exponoir- prototipo di casa contemporanea degli architetti Fàtima Fernandes e Michele Cannatà «per l'attenzione ai temi del risparmio energetico e le nuove tecnologie». Si tratta di una casa isolata con due patii, uno per il collegamento verso l’esterno, l’altro per costituisce lo spazio interno più intimo. La particolarità è un’antenna dotata di sensori e posizionata sopra il tetto tecnico per regolare e monitorare la temperatura interna.
Infine, non per importanza, Fabio Carrabetta, architetto e docente presso l’Istituto Europeo di Design a Roma menzionato per il suo progetto Casa studio per un giovane professionista single «per la grande capacità in cui è stato gestito l'intervento di recupero di una preesistenza degradata». L’edificio si affaccia su tre livelli: lo studio professionale al piano terra di 40 metri quadri e l’abitazione al primo e secondo piano di 80 metri quadrati. La sua abilità? Aver rifatto il look di una struttura anonima, con degli accorgimenti funzionali ma anche estetici come la vetrata di ingresso allo studio e all’abitazione.
Intervista alla vincitrice Paola Sola
Può descriverci il suo progetto, Casa studio di Napoli?
«Un gioco di volumi, grazie alla sapiente organizzazione degli spazi, mai interrotti: la casa studio è concepita come un open space senza pareti di separazione, fatta eccezione per i servizi, e si sviluppa su diversi livelli sfalzati che separano le diverse funzioni.
Dall'antico cortile dell'edificio, si accede al pianerotto d'ingresso (livello 0), che introduce al livello - 2 adibito a luogo comune per collaboratori e ospiti, dove è collocata anche la cucina e il guardaroba, al livello -1 dove si trovano i bagni, ed infine al livello +1, cioè l'area soppalcata, dove separata da una passerella, si trova l'area privata».
Quali sono stati i problemi maggiori nel trasformare un vecchio deposito in casa studio?
«Tantissimi: innanzitutto la mancanza di spazio in larghezza, che ci ha “costretto” a sviluppare il progetto in altezza e su più livelli; l’umidità, in quanto l’edificio si trova proprio sul mare; la mancanza di fognature, in quanto lo stabile utilizzato esclusivamente come deposito; la carenza di luce, poiché erano presenti due piccole finestre in alto e non accessibili e di conseguenza la mancanza di aerazione; infine la necessità di costruire al di sotto dell’arco preesistente».
Quali le soluzioni?
«Il progetto si allunga in altezza e non in larghezza su più piani, ben tre, dal livello 0, al –1 e –2 e poi risalendo al +1, progettando tutto al centimetro, prestando molta attenzione a realizzare la passerella al di sotto dell’arco preesistente. Per ovviare al problema di luce, è stato necessario l’utilizzo di luci artificiali e la realizzazione del soppalco vicino le finestre per utilizzarle. Il problema dell’aerazione è stato risolto con un grande tubo che percorre la casa studio che filtra l’aria portandola verso delle macchine che fungono da pompe di calore, climatizzatori e depuratore. Per ovviare alla mancanza di fognatura, abbiamo predisposto una pompa di sollevamento. I macchinari sono invisibili all’occhio, perché celati sotto il pianerottolo d’ingresso che funge anche da botola».
Avete riscontrato problemi burocratici?
«Certo, si sa nel Mezzogiorno i tempi, non si sa come, si dilatano. Così dopo un anno, abbiamo ricevuto il consenso sia dal Comune per la fognatura che dalla Sovrintendenza archeologica per gli scavi». . |