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Dietro le quinte del "piano casa": opportunit PDF Stampa E-mail

Venerdì è annunciato il decreto che ha rinfocolato le polemiche tra maggioranza e opposizione.

 

La crisi incalza e il Governo dopo il bonus sociale e l'aiuto al mondo dell'auto sembra essersi finalmente accorto che il vero volano dell'economia nazionale, e mondiale, è legato a filo doppio con l'industria del mattone.
Nasce dalla semplice constatazione che un euro investito nel mondo delle costruzioni ne rende a stretto giro di posta altri quattro, l'intuizione che per rilanciare a tempo zero la spesa occorra accelerare proprio in questo settore.
Se poi per arrivare al risultato tanto sperato non occorre far altro che solleticare la voglia di realizzo degli italiani, i quali malgrado i peana di verdi e ambientalisti non sono diventati "mattonari" ante litteram ma semplicemente sono alla ricerca di un approdo sicuro per i loro risparmi, è immediatamente intuitivo come l'iniziativa possa avere una possibilità di successo praticamente certa a costo zero per le casse dello Stato.
Fin qui i pro, da soppesare come logico con i contro rappresentati dal rischio di una nuova ondata di cementificazione che potrebbe abbattersi sul Bel Paese.
Molto starà nelle strategie e le contromisure applicate dal Governo, che potrebbe emanare il decreto composto da soli sei articoli già nella giornata di venerdì, e naturalmente nei meccanismi di controllo che saranno quasi sicuramente delegati agli Enti Locali.
Ma analizziamo nel dettaglio il contenuto dei provvedimenti contenuti nella bozza predisposta da Palazzo Chigi, a cominciare dal premio di volumetria, pari al 20% rispetto all'esistente, riservato a chi deciderà di abbattere o ampliare edifici costruiti prima del 1989, con la possibilità di godere di sconti fiscali sugli oneri di costruzione.
Nel caso degli ampliamenti il primo limite è rappresentato dal fatto che il nuovo corpo andrà realizzato in congruità con il manufatto esistente, salvo che ciò non risulti materialmente o giuridicamente impossibile. In questo caso però la costruzione dovrà comunque avere carattere accessorio.
Meno stringenti le richieste in caso di abbattimento degli immobili esistenti, costruiti sempre prima del 1989 che però andranno adeguati alle leggi vigenti in materia di risparmio energetico, nuovi servizi tecnologici e sicurezza.
In questo caso il potere discrezionale spetterà ai Comuni i quali potranno anche disporre lo spostamento degli edifici, premiando con volumetrie superiori anche del 30% rispetto all'edificio esistente. In caso si spostamenti gli spazi lasciati liberi dagli stabili demoliti saranno subordinati a vincolo d'inedificabilità e dovranno essere ceduti al Comune che li destinerà a parchi o giardini.
Tutto nel pieno rispetto delle norme a tutela dei beni culturali e paesaggistici, con il divieto espresso di estendere il provvedimento ai fabbricati abusivi.
Esclusi dal provvedimento sono anche gli edifici con destinazione commerciale che rimangono subordinati alle disposizioni regionali in materia di grandi strutture di vendita e centri commerciali.
Insieme al "bonus" di volumetria assolutamente interessante è la parte del decreto che riguarda gli sconti fiscali, previsti in percentuali che vanno dal 20 al 60% degli oneri dovuti. In particolare gli sconti maggiori sono riservati in caso di unità immobiliare destinata a prima casa.

 
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